Blog «Quelli che si lamentano di più sono quelli che soffrono di meno». (Tacito)

L'albero, il sindaco, la mediateca ed il lettino di Augusto

Particolare della volta del Pad2 di ToExpo di Nervi (da Domus)

>Mi avrebbe perdonato, spero, il buon Éric Rohmer per il furto del titolo del suo film (L'Arbre, le maire et la médiathèque ou les sept hasards), ma il tono che, anche questa volta, assume per alcuni la discussione sulla opportunità di convertire il complesso di Torino Esposizioni (compreso il V padiglione, ma escludendo il Teatro Nuovo) in aule per i corsi di Architettura del Politecnico e di trasferire la Biblioteca Civica nel II padiglione (la sala "Giovanni Agnelli"), il tono non poteva non richiamare, a una memoria geriatrica come la mia, che quel film. Che fosse ambientato in una cittadina di provincia della Vandea non guasta: quella non aveva certo gioielli archiettonici come quelli di Nervi a Torino, ma come qualcuno ne discute...

Mi spiace, davvero per l'amico Augusto Montaruli, ma dopo avere letto il suo blog “La civica a To Expo, cronache dal lettino” , scritto a seguito dell'incontro organizzato a Lombroso 16 da Urban Center Metropolitano ( Torino Esposizioni ), il primo immediato commento è che chi sente il bisogno di costruirsi fantasiosamente immaginari inesistenti nemici forse è proprio bene che su un lettino si adagi per ricevere un po' di aiuto psicologico se non psichiatrico.

Purtroppo, infatti, le ironiche e fantasiose descrizioni di patetiche obiezioni al progetto, oggetto del dileggio di Montaruli, nulla hanno a che vedere con le domande, le richieste di chiarimenti. le preoccupazioni e le obiezioni realmente espresse in quell'incontro.

Capisco che riutilizzare la strategia di chiamare a raccolta per una patriottica difesa dalle orde minacciose di vandali invasori, che così bene ha funzionato nelle ultime elezioni, sia una tentazione difficile da resistere, ma da Augusto mi aspettavo di meglio. (Mi aspettavo di meglio anche sugli alberi di Corso Marconi, ma forse sono io che sono un inguaribile ottimista)

Tra le preoccupazioni realmente espresse in via Lombroso 16 vi era quella sulla reale possibilità di conciliare la fruizione nel magnifico spazio architettonico aperto creato da Nervi con i volumi della nuova Biblioteca Civica Centrale. Volumi (nel senso di 'libri') che, nella ormai satura sede centrale (a scaffale chiuso) occupano già i ben dodici piani della torre libraria. Ci staranno, con i volumi futuri per i quali bisogna creare spazio, nella moderna organizzazione a scaffale aperto, con aulette per i corsi di lingue e seminari, descritta con la nota competenza dal dott. Messina? Ci staranno senza "riempire" di manufatti e soppalcature quello spazio, quelle luci e quella luce, snaturando il miracolo ingegneristico nerviano? Il Direttore delle Biblioteche Civiche si dice convinto che ci staranno, che sia possibile. Il suo è un parere autorevole, informato. Ma la sua rassicurazione diventa tremula quando, poco dopo, parla di centinaia di migliaia di volumi che non è necessario che siano disponibili a scaffale aperto sotto la volta di Nervi, che possono starsene in depositi in periferia ed essere resi disponibili a richiesta, da catalogo, "furgonati" in un paio di giorni...

Il Pad2 di ToExpo di Nervi (da Domus)

Quanto al richiamo alla Cavallerizza, mi sembra non fosse così fuori luogo (anche se anch'io penso che non ci sia spazio sufficiente per la nuova biblioteca) perché è un altro esempio dei luoghi e degli episodi che hanno contribuito a rendere scettici e diffidenti i cittadini sulla capacità di progettare e decidere della nostra classe dirigente: la Cavalerizza (spazio di espansione dell'Università – oh guarda! – soluzione alla carenza di spazi teatrali, ecc. fino a diventare spazio edificabile in vendita con possibilità di parcheggio interrato in area verde storica); il Palazzo del Lavoro di Italia ' 61 – oh guarda, di Nervi! – (spazio espositivo, aule universitarie, sede del Science Centre – il culmine dei quattro pilastri che reggono il tetto era nel suo logo! –, ecc. fino a diventare, forse, mega centro commerciale con annesso parcheggio interrato in ex-area verde); il "mausoleo della Bela Rosin" (con progetto pagato, ma mai realizzato, di farne un planetario, poi parte del Science Centre, poi spazio espositivo, oggi?); Torino Esposizioni (sede di fiere, dell'immaginario rinato Salone dell'Auto, sede definitiva del Salone del Libro, della Fiera del Libro, del Salone del Libro, spazio espositivo per la statuaria del Museo Egizio, nuova sede della GAM, sede aggiuntiva per le mostre temporanee della GAM, nuove aule e laboratori per le facoltà scientifiche dell'Università, per Medicina, per le segreterie dell'Università, per la facoltà di Lingue e, ora per il Politecnico e la nuova sede della Biblioteca Civica Centrale)... Si potrebbe continuare a lungo, con la sede della Città della Salute, con quella dei Dipartimenti scientifici, con il grattacielo ponte di FS su Porta Susa, con la metropolitana che doveva raggiungere il nuovo palazzo della regione e la stazione ferroviaria del Lingotto, ma un blog non è wikipedia. Altrimenti basterebbe leggere la voce "Piazzale Valdo Fusi" per capire qual'è la fiducia dei cittadini torinesi sulle capacità progettuali e di scelta della propria classe dirigente.

Questi sono i nemici reali della buona conservazione e della opportuna trasformazione urbanistica ed architettonica di Torino. Non quelli fantasiosi, e di certo più divertenti, disegnati da Augusto Montaruli

Augusto Montaruli ha replicato sul suo blog alle mie osservazioni

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